Me gustas Nietzsche e Manu Chao

Me gustas Nietzsche e Manu Chao

Cantanti a sorpresa. Manlio Sgalambro e il suo primo disco

Il filosofo settantenne si cimenta con 13 hit della sua vita, dalla colonna sonora di Casablanca all’inno no global

Da Friedrich Nietzsche a Manu Chao il viaggio è lungo. Tanto lungo e accidentato che ci vorrebbero due vite per compierlo. Ma l’impresa è riuscita a Manlio Sgalambro, il filosofo siciliano che è approdato alla canzone con Franco Battiato. Senza perdere il gusto del filosofare, a 70 anni inoltrati, dopo avere scritto fantasiosi brani colto-pop insieme a Battiato, si è trasformato ora in un impensabile cantante. Un interprete vecchio stile che swinga e s’intenerisce con distaccata eleganza in quattro lingue (italiano, inglese, francese e spagnolo), sulle tracce di Giovanni D’Anzi e C.A. Bixio, Macario e Gorni Kramer, Irving Berlin e Louis Armstrong, Charles Trenet ed Edith Piaf, Henry Mancini e Burt Bacharach, Heitor Villa-Lobos e… Manu Chao.
Dopo aver collezionato applausi durante il tour estivo di Battiato in veste di chansonnier, esce nei negozi il 2 novembre Fun club, il club del divertimento, primo album di Manlio Sgalambro interprete, dai grandi successi internazionali al tormentone dell’estate Me gustas tú di Manu Chao. Accompagnato dall’orchestra del Teatro Massimo di Palermo, con il formidabile Greg Cohen al contrabbasso e due svettanti coriste, Mary Montesano e Vera Quarleri, il neocrooner con i capelli bianchi rivela una scanzonata versatilità. Basta dare un occhio alla sequenza dei brani scelti per il CD (riquadro sotto), un florilegio di hit inobliabili come Cheek to cheek, che cantava Fred Astaire nel film Cappello a cilindro. O altri leitmotiv da film celeberrimi come As time goes by da Casablanca, Ciao Pussycat!, Moon river da Colazione da Tiffany di Blake Edwards. O come Parlami d’amore Mariù, successo di Vittorio De Sica. E così via.
Cantante per volontà o per caso? Serafico Sgalambro spiega la sua svolta improvvisa: «Non posso pensate alla volontà, a meno che non sia cosi nascosta da scambiarla per sua maestà il caso». Temerario però per il filosofo passare da Nietzsche a Battiato, con tappa da Manu Chao. Sorride poco, ma sorride: «Battiato ha fatto da spartiacque tra una vita e l’altra. Ancora non sono sicuro di cantare. E senza la mano di Battiato non ci sarei mai riuscito. Vado a questi istanti di divertimento liberatorio dopo una lunga disperazione passata. Cantare è un raptus irrazionale. Cinque minuti dopo si torna alla vita di tutti i giorni. Ma non mi dispiace e non vedo contrasti tra pensare, filosofare e cantare. Come non vedo contraddizioni tra Ingrid Berta e Manu Chao. Il legame sembra arduo, ma sono entrambi nella storia dei tempi, con problemi diversi. Forse oggi Berlin non avrebbe potuto esprimersi con tutta la sua voluttuosa musicalità. Oggi siamo tutti miniaturizzati. Quanto a Manu Chao, perché no?».
Ci pensa su e continua: «La disperazione di oggi non esclude che ogni tanto ci si possa aprire al divertimento. A canzoni che spingono a cantale e a ballare. Se si ascoltano le voci dei politici, suonano sempre più sgraziate. E così quelle di certi intellettuali stonati. È il cantante la figura di oggi. Prima solo nelle piccole corti, ora esprime una universalità che altri non riescono più a trasmettere. Il Titanic affonda, ma si suona e si canta. Chi vuol capire capisca».


Giacomo Pellicciotti, Me gustas Nietzsche e Manu Chao in “Panorama”, 18 ottobre 2001

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