Dal fascismo al comunismo

Manlio Sgalambro in un libro-intervista

La vita del filosofo attraverso la storia

Una lunga intervista fatta da Luigi Ingaliso e Mariacatena De Leo a Manlio Sgalambro è diventata un libro, Nell’antro del filosofo: dialogo con Manlio Sgalambro, edizioni Prova d’Autore. Nel corso della presentazione, avvenuta ieri presso il Centro Voltaire con l’intervento di Giuseppe Frazzetto, Renato Pennisi e Salvatore Scalia, unitamente agli autori del libro, al moderatore Piero Castronovo e all’intervistato, si è parlato di moltissime cose: perché tutta la vita del filosofo è stata messa sotto la lente dando ampiamente modo a Sgalambro di ripercorrerla a partire dalla Catania che non c’è più, quella abitata da Sebastiano Addamo e padre Antonino Corsaro, con tutte le tensioni che il dopoguerra portava con sé, il fascismo e il comunismo, fino ad oggi.
Adesso le folle plateali in ascolto del dittatore di turno non ci sono più, scrive il filosofo, ma le adunate attorno al palco dove si esibiscono i cantanti le ricordano molto da vicino. Che cosa può dire oggi un filosofo? Formulare concetti sulla metafisica e su Dio, oppure cosa altro? Sono le domande poste da Salvatore Scalia che ha sottolineato i paradossi e le contraddizioni esplicitate da Sgalambro, constatandone l’abilità nell’evitare pericolose ammissioni. Merito dell’arte affabulatoria dello scrittore aduso a maneggiare la filosofia come un’arma a doppio taglio, da maestro che pure ha in dispregio la cattedra universitaria.
Sgalambro ascolta e sorride in silenzio. Ascolta Renato Pennisi che parla delle sue provocazioni intellettuali e anche dei numerosi passaggi nei quali si fa riferimento alla letteratura; ascolta Giuseppe Frazzetto che si sofferma sull’idea di Sgalambro che la filosofia sia la sua stessa forma. Per concludere poi che la fiducia classicistica nella forma deve intendersi come una manifestazione di ottimismo. Ascolta, Sgalambro, i due autori difendersi dall’accusa di non essere stati abbastanza incalzanti, di non aver messo alle corde l’intervistato. E infine dice la sua: «Credo alla funzione del filosofo come creatore della coscienza dell’individuo. Che sia come un chierico, il quale, al di là della propria identità e delle opacità esistenziali, spinge all’attraversamento di quelle stesse opacità, ad intraprendere questo viaggio. È una piccola luce, un tentativo». Un’avventura intellettuale, la vita di Sgalambro, dalle aule scolastiche in quel di Lentini alla carriera da pensatore di successo, passando per Nietzsche, Hegel, il metodo ipocondriaco, l’empietismo e il pessimismo cosmico. Il tutto, chi l’avrebbe mai detto, per salire su un palco e cantare La mer fra gli applausi della folla.


Dal fascismo al comunismo in “La Sicilia”, 7 marzo 2002

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