Schopenhauer song

Arthur Schopenhauer non è molto generoso di informazioni sulla propria vita. Scrive poco di se stesso, non compare in documenti di qualche utilità, lascia intuire però, attraverso un modo di essere e di ragionare del tutto peculiare una formazione fatta di riflessioni, un quotidiano con una finestra tenuta ben sempre aperta sul mondo esterno.
Ma non è Schopenhauer a dover cercare il mondo, le persone, i pensieri. Trova tutto a propria disposizione nel capiente salotto della mamma. Poeti, artisti, pensatori e varia umanità, una schiera di ospiti di maman mossi dallo spirito illuminista era il miglior possibile banco di prova per il giovane Arthur assetato di confutare una visione del mondo che gli sembrava molto poco capace di descrivere una realtà dura e dolorosa.
La vita privata di Schopenhauer si svolge come un Bildungsroman che è quanto meno problematico drammatizzare sulla scena, anche per la profondità del lavoro di scavo e ispezione di Manlio Sgalambro.
Si è trattato allora di creare una sorta di partitura il cui ritmo precipitato e antiarmonico rispecchiasse i moti dell’anima schopenhaueriana in modo da sintonizzare il testo di Sgalambro alle esigenze del mio teatro.

Alfonso Santagata


libretto e partecipazione di Manlio Sgalambro in Schopenhauer song (regia di Alfonso Santagata / a cura di Katzenmacher), Taormina (ME), 20 agosto 1995 – Collegamento esterno

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