Prefazione a “I malnati”

I malnati

L’età presente ha cancellato i Lemuri e le Ninfe, le Sirene e i Malnati. Non ci sono Malnati per natura, essa decreta. Né la malasorte si annida tra gli astri, “Ah, de quelle étoffe / Je saurais donc mon être fait…” (Valéry, Le philosophe et la Jeune Parque). Ma il loro essere di Malnati si lascia definire, o meglio si lascia ‘poétiser’. Non è già una prova? Così attraverso i versi prendono corpo i destini. Un colpo della malasorte ed eccoli entrare nel gioco. Sortiti dai prolifici dadi, scaraventati sul tavolo verde, mostrano i loro segni. Consapevole del suo compito il poeta fa ciò che un dio non fece. Li accarezza con “spighe di grano” e con “gialli narcisi”.
In À la recherche du temps perdu, Proust scrive: “tutto è stato inventato da me secondo le necessità della dimostrazione”. La poesia è una delle tante strategie della logica. In ogni caso, non importa da dove vengano i personaggi. Il poeta stesso ha fatto in modo che non ce ne importi. Madame Sosostris legge solo le carte.


Manlio Sgalambro, Prefazione in Anna Vasta, I malnati, I Quaderni del Battello Ebbro, 2004, seconda di copertina

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