Rensi

Questo misconosciuto classico della filosofia politica ci introduce nello spaventoso mistero dell’autorità. C’è un momento ricorrente nella vita delle società in cui anche la verità appare come un potere. Crediamo allora solo a quella verità che si impone dal di fuori. L’angoscia davanti all’autorità è come l’angoscia davanti alla verità. Non dovremmo fare altro che obbedire, infatti, ma questa elezione dello spirito è possibile a delle masse angosciate? Una politica dell’autorità non ha molto di “umano”. Mette ordine, ma non “vede” l’uomo. Niente fervore sociale, essa dice severa. Anzi il principio di aridità è portato sino in fondo. Di una politica sfatta, amministratrice, inesorabile di un ordine tra i tanti, bisogna riconoscere l’arbitrio. Questa politica si può vedere solo quando condanna o nel momento inobliabile della compassione. Può scendere su di noi la mannaia o il calore e la grazia della pietà. Così si trovano soli, l’uno di fronte all’altro, il tiranno, cioè colui che deve dare corpo alle idee del filosofo e quest’ultimo. Solo il tiranno può realizzare i piani del filosofo per cui ogni azione è delittuosa. L’ultima parola della filosofia della pratica è: astieniti dalla pratica. Così mentre il tiranno persiste incurante, il filosofo rinuncia. Sconfitto ritorna alla compassione.
Questo libro introduce soltanto a quello che abbiamo osato chiamare il mistero dell’autorità. Poi dobbiamo proseguire da soli.


Manlio Sgalambro, Rensi in Giuseppe Rensi, La filosofia dell’autorità, De Martinis & C., Catania, 1993, quarta di copertina

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