Lettera aperta di Ottavio Cappellani ad Antonio Di Grado su cultura, politica ed accademia

Caro Antonio,
come tu sai vengo dalla scuola (una scuola fuori le righe) di Manlio Sgalambro. E con lui sono cresciuto coltivando l’antiaccademismo. Ma alla luce del comportamento offensivo del sindaco Enzo Bianco, del brutto tiro che ha tirato all’accademia, chiedendo un rinvio degli Stati Generali del Teatro soltanto per presentarsi con la nomina del “suo” direttore artistico dello Stabile in tasca, e rifiutando qualunque confronto democratico che l’accademia, attraverso le tue dichiarazioni, gli chiedeva, vorrei dirti alcune cose.
Sì, Manlio Sgalambro era antiaccademico, ma nel senso del profondo rispetto portato verso questa istituzione. Semplicementi egli sostenva che il pensiero libero, con le proprie scommesse, le proprie avventure, i propri inevitabili sbagli, non potesse abitare l’accademia ma nel senso che l’accademia era, doveva restare, e in fondo era questa la missione alla quale era chiamata, il luogo del sapere consolidato. Non a caso, i filosofi contemporanei che mi “passava” erano Massimo Cacciari e Emanuele Severino.
Perché ti dico questo?
Perché, pur essendo nato, cresciuto e pasciuto nell’antiaccademia, ti assicuro non ho mai visto una tale mancanza di rispetto per questa che, persino gli antiaccademici, considerano una altissima istituzione. È questo che ti chiedo: ritieni che la classe politica continui a considerarla in tal senso, cioè una “istituzione”, o non stiamo assistendo a una tale forma di decadenza in cui il potere ritiene di affidarsi soltanto ai voti senza prendere in considerazione cultura e intelletto?
Proprio poco tempo fa, all’apertura dell’anno accademico, ero lì per la bellissima lezione di Massimo Cacciari, dispiaciuto per l’assenza di giovani, che nelle lezione avrebbero trovato molto del loro slancio, della loro energia, della loro ricerca di un posto nel mondo. È stata una lezione appassionante e appassionata, un grido di guerra culturale e un invito all’accademia a riprendersi il proprio posto nel mondo, adesso, quando sarebbe più che mai necessario.
Quello che è appena successo nella nostra città è piccolissima cosa rispetto alle cose alle quali l’accademia è chiamata in quest’epoca. Ma è un segnale fortissimo del ruolo marginale e subalterno alla quale è stata relegata.
Vi invito a reagire.

Il Vostro Ottavio Cappellani


Ottavio Cappellani, Lettera aperta di Ottavio Cappellani ad Antonio Di Grado su cultura, politica ed accademia in “La Sicilia”, 19 febbraio 2016 – Collegamento esterno

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