Recensione a “Del pensare breve”

L’intellettuale, secondo definizione canonica, è colui che frequenta l’intelletto e con esso egli macina il mondo. Tuttavia l’intelletto, nel momento in cui tradisce la sua alta missione, rivela di essere al servizio di qualcuno o di qualcosa. In altre parole, esso non respira più l’aria pura di montagna e non mira più cieli cristallini. L’intelletto a servizio è come il bastone usato per sorreggere gli zoppi… Esiste la filosofia, esistono le idee, esiste l’intelletto; per cui, a un primo sguardo, l’abbondanza di idee è sintomo di un intelletto poderoso. Al contrario, l’abbondanza di idee nasconde un vuoto terribile di Verità, per ottenere la quale ci di dovrebbe rassegnare a non avere idee… La stanza non accoglie mai chi vi entra col benvenuto, gli oggetti in essa collocati sembrano scagliarsi contro chi vi entra, nonostante essi siano al loro posto, sebbene con un’immobilità sospetta. Il piede quindi che varca la soglia mette in gioco la vita, perché tutto può accadere anche quando non è mai accaduto…
Il lettore che ambisse a possedere un compendio dell’opera di Manlio Sgalambro non può prescindere da questo libro. Del pensare breve è, come il titolo suggerisce, un breviario scritto con la stagionata saggezza di un vecchio monaco Zen, con slanci di prosa che sbalordiscono per l’estrema confidenza con la forma aforistica, con esiti sentenziosi a metà strada fra i solenni proverbi del Vecchio Testamento e i sardonici divertissement di Montaigne. Non si tratta, dunque, di motti verbali che hanno la durata e il valore di un moto d’aria, bensì di bombe a scoppio ritardato che provocano voragini invisibili nell’interiorità del lettore. Sgalambro, come un sapiente alchimista, dimostra così di distillare una sintesi saggistica personalissima, capace di differenziarsi dai mai dimenticati Schopenhauer e Karl Kraus, fra contenuti concettuali demistificanti e destrutturanti (non necessariamente sempre rivolto ai grandi sistemi) e stile caustico e penetrante, come un incancellabile aroma di anice che si libra nell’aria.


Francesco Clemente, Recensione a “Del pensare breve” in “Mangialibri”, 11 dicembre 2015 – Collegamento esterno

I commenti sono chiusi.