Teologo in musica

Teologo in musica

Manlio Sgalambro (1924-2014)

Giovedì scorso è morto a Catania il filosofo Manlio Sgalambro, all’età di 89 anni. Sgalambro era negli ultimi anni diventato noto grazie alla collaborazione musicale con Franco Battiato, col quale aveva composto belle canzoni (tra cui spicca La cura). Aveva alimentato quest’ultima passione con divertimento e provocazione, in non celata polemica con le presunzioni dei filosofi di professione.
Sgalambro era però a propria volta un filosofo e la sua più cospicua eredità è affidata a parecchi libri di filosofia volutamente non accademici. Il suo esordio risale agli anni Ottanta, quando con la casa editrice Adelphi pubblicò La morte del sole (1982) e il Trattato dell’empietà (1987). In realtà Sgalambro preferiva definirsi teologo, perché Dio era l’oggetto principale delle proprie riflessioni mordenti. Ha praticato con continuità la scrittura aforistica, sui modelli di Spinoza e di Schopenhauer, di Nietzsche e di Krauss; e ha fatto l’elogio della brevità prima in un prezioso e raro volume pubblicato dalle edizioni siciliane del Girasole (Del metodo ipocondriaco, 1989), poi nel volume Del pensare breve stampato da Adelphi nel 1991. «Il pensiero breve», sosteneva, «non ha corta memoria. Chi pensa non dimentica il torto subito – il fatto che nacque – e lo ritorce contro l’espressione. L’aforisma è l’uso pessimistico della scrittura»; con chiare tracce di Giacomo Leopardi e di Giuseppe Rensi. Sgalambro ha coltivato il piacere del pensiero tagliente e aggressivo («Un colpo di pensiero deve essere uguale a un colpo di pistola»), dell’indignazione etica, della forma lapidaria, con l’obiettivo di avere uno stile e una voce ben distinguibili dai «cattivi rumori» contemporanei. Il suo ultimo libro è uscito nel dicembre 2013 da Bompiani, col titolo Variazioni e capricci morali (omaggio alle Greguerías di Ramón Gómez de la Serna e ai Capricci di vegliardo di Bruno Badili). Sono ritratti ed “epifanie” diaboliche, intrise di sarcasmo liberatorio: «L’inferno era nella sua anima. Ma nel suo pensiero prevalevano talora le belle giornate di agosto».


Gino Ruozzi, Teologo in musica in “Il Sole 24 Ore”, 9 marzo 2014, p. 31

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