Dicerie

Don Gesualdo

Il pensare “fecale” si nutre di rifiuti. La cultura splende nelle nostre case, libri e quadri eccellenti, dischi di musiche cinesi e cineteche piene di rarità… Ne esala odore di marcio e inizi di combustione. Frughiamo tra questi stracci e mangiamo. Questa è la diceria.
Caccia allo stambecco, fasto dello spirito e ghette bianche. Vecchia Europa. Coiti misti a impulsi sociali di tipo spinale. Eiaculatio præcox e regressione al Fato. Lenta agonia di esseri senza verità… Anche questa è la diceria.
Tra il tono borghese e il plebeo vi è quello che Kant chiamò “da signori”. In altre parole la diceria.
La diceria è fatta di resti. Appartiene di diritto alla nostra epoca.
Bufalino avverte la pesantezza di questo concetto, la responsabilità di averlo estratto da emozioni selvagge e di averlo portato alla luce per darlo in pasto, alla fine, a una massa di disperati che ne vogliono fare soltanto “buon” uso… Ma la diceria non perdona.


Manlio Sgalambro, Dicerie in Franco Battiato, Don Gesualdo. Con i contributi di Manlio Sgalambro e Antonio Di Grado, Bompiani, Milano, 2010, pp. 7-10

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