Ma come canta bene il filosofo pop

Ma come canta bene il filosofo pop

Un disco di evergreen per Manlio Sgalambro, complici Battiato e la globalizzazione

Milano. «Il primo evento del globalismo è stato il terrorismo», teorizza Manlio Sgalambro. Anche se il filosofo parla con toni scherzosi del suo primo disco, Fun club (Sony Music), è inevitabile che il discorso caschi li: sulla spinosa questione dell’11 settembre. Un po’ perché di questi tempi tutti i giornalisti si sentono in dovere di introdurre il fatidico argomento «guerra» in qualsiasi discussione di qualunque ambito. E un po’ perché nell’album d’esordio del filosofo (e già l’idea di un disco pop firmato da un anziano filosofo appare abbastanza bizzarra) tra dodici remake di evergreen e una poesia, figura anche il rifacimento di Me gustas tú: inno «no global» di Manu Chao.
Per la verità il filosofo di Lentini che l’anno prossimo pubblicherà De mundo pessimo, non è la prima volta che si misura con la musica più «prosaica», cioè quella leggera. Dal ’94 è uno dei più stretti collaboratori di Franco Battiato. Oltre ad aver composto libretti d’opera e commedie per l’artista conterraneo, ha scritto testi di album come L’imboscata e Ferro battuto. Nel tour che ha preso titolo da quest’ultimo disco, Sgalambro si è pure esibito dal vivo con un intervento cammeo.
Ma questa è la prima volta che il filosofo e un filosofo contemporaneo incide una vera e propria compilation. Della quale in un’ennesima e continua osmosi di ruoli, Battiato è produttore insieme a Saro Cosentino. A chi è venuta l’idea di questa nuova contaminazione?
«Né a me, né a Battiato», risponde Sgalambro. «La proposta è arrivata dalla casa discografica che mi ha scelto con logica da dio calvinista. Non per i miei meriti, visto che ci sono molti altri cantanti più bravi di me in attesa di incidere un disco, ma per puro arbitrio del dio medesimo». «Si sa che la Sony ha sempre avuto una gestione satrapica», commenta a latere un critico per ricondurre la discussione dalla filosofia alla musica. Così, piglia la palla al balzo chi è curioso di sapere se Sgalambro andrà a Sanremo. Peccato che ci sia già stato. Naturalmente, nell’edizione sperimentale e trasversale di Fazio. «Mi colpì quel frullato di generi in cui entrò anche Gorbaciov – torna a riflettere Sgalambro –. Fu rappresentativo di una società dove tutto, oltre allo spettacolo, è spettacolirizzato. In maniera tanto occulta, quanto evidente». Ma se abitualmente lo show banalizza e ridicolizza per fare audience anche gli argomenti più seri, nella sublime leggerezza di Sgalambro, «la canzonetta»diventa un mezzo per comunicare pensieri alti. Pertanto, il gusto della sperimentazione disco-filosofica del Professore, si ricollega «al piacere di superare i limiti e buttare il pensiero un po’ più lontano, per poi andarselo a riprendere». Un esercizio come quello del funambolo, quando finge di scivolare conscio del suo estremo equilibrio sulla fune: «Una sorta di rivalsa su quella condizione umana di perenne disperazione che – secondo il pessimismo metodologico di Sgalambro – è determinata proprio dai limiti invalicabili. A partire dalla morte». Tutto questo nel vissuto dell’interprete, naturalmente. Ma agli altri come suoneranno questa canzoni? «Come un buon bicchiere di vino. In un album che potrebbe essere una bottiglia di Sassicaia». Il rosso toscano ancor più raffinato del Brunello di Montalcino. Il distillato dei distillati. Del resto Sgalambro è convinto che «nei tre minuti di un brano si possa sintetizzare ciò che un’altra opera racconta in 400 pagine. E comunque, una canzone è sempre un momento di alleggerimento. Credo possa salvare una vita. Non a caso ho scritto Breve invito a rinunciare al suicidio».
Il collegamento alla triste e luttuosa attualità scatta immediato. Un’opera lieve e ironica per sollevare gli spiriti abbattuti dalle sciagure dell’11 settembre? «Oh guardi – nella sua grande tragedia questa data non è che una summa delle tante tragedie diluite nell’arco dell’esistenza umana. Forse sono così pessimista perché ho trascorso la mia vita nella riflessione. Al contrario degli altri che praticano questo esercizio solo nelle pause di ricreazione. Ma se guardo al futuro dell’umanità con buchi neri e galassie in rivoluzione, non so quanti 11 settembre vedo…». Anche la globalizzazione rappresenta una minaccia? «Io non sono certo un globalista – conclude il filosofo – ma sono convinto che il terrorismo sia il primo evento della globalizzazione. Perché è pretecnologico. Dunque, lo governano meglio tutti quei popoli, che sono rimasti indietro. Tanti».


Il disco

Una voce alla Gaber per Me gustas tú

Milano – Alla nonna piacerà il romanticismo di Non dimenticar le mie parole, al nipote il no globalismo di Me gustas tú. Gli amanti della musica black apprezzeranno We have all the time in the world di Armstrong: i cultori del rosa ritroveranno il Macario di Camminando sotto la pioggia. E se la colonna sonora di Casablanca As time goes by è perfetta per gli animi retrò, al tempo stesso non fa una grinza per le nuove generazioni cultrici del vintage, anche in fatto di musica.
Fun club, la prima fatica musicale dell’interprete Manlio Sgalambro, nei negozi dal 2 novembre, è perfetta per mettere d’accordo tutti. Anche quel pubblico così sofisticato che abitualmente prende le distanze dalla musica leggera. E che pertanto accoglierà con entusiasmo l’esperimento interdisciplinare di questo album presentato ieri a Milano col contorno di una gara di ballo a coppie anch’essa a cavallo tra la Romagna più naïf del liscio e quella più onirica del Fellini di Ginger e Fred. Un capolavoro di equilibrismi, insomma.
Al punto che non ci sarà nulla da eccepire persino sulla voce di non professionale di Sgalambro. Perché lui, astuto, canta col megafono, interpreta con toni radiofonici da radio Londra, un po’ gracchianti o scherza sino a ricordare il Giorgio Gaber della Torpedo blu. Così, nessuno si accorge che dietro il microfono a misurarsi pezzi sacri, tipo Moon river o La vie en rose, c’è un filosofo, anziché un cantante.
Per contro, negli arrangiamenti, è inconfondibile il sofisticato apporto musicale di Battiato. Difficile stabilire chi tra i due artisti abbia influenzato «chi». «Se qualcuno assorbe l’altro e cambia – osserva Sgalambro – si finisce impastati. Diciamo che dal nostro incontro è nato un qualcosa in più…». Una fusion, di logica più che di moda, tra ironia e poesia.
Una nuova filosofia musicale che in questo disco si chiude con i versi di Bachianas Brasileira n. 5. Rime che parlano di un «Sano gusto d’arcadia» e di «attese che si tramutano», concludendosi con «e l’aria mi basta». Un inno alla leggerezza vitale e alla vitalità della leggerezza.


Gianluca Lo Vetro, Ma come canta bene il filosofo pop in “l’Unità”, 30 ottobre 2001, p. 23

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