Piccole note in margine a Salvo Basso

Il dialetto è il momento animale della lingua. Desiderio di animalità. Smettere di essere uomo. Tornare animale.
Il dialetto come duro linguaggio della necessità. Mangiare, bere, abitare, fottere.
Il dialetto è mortale (il dialetto è tutto fatto di morte).
Nel dialetto non si sogna. Anche il sonno è veglia.
Non c’è poesia dialettale. Ma il dialetto è poesia. (La poesia dialettale è poesia in lingua tradotta in dialetto).
Chi parla di ‘musicalità’ del dialetto non sa di cosa parla.
Un dialetto progressivo… Può progredire Dio? Entrambi rappresentano uno stato eterno delle cose.
La lingua è storica; il dialetto è cosmico.
Per chi muore non c’è altra lingua che il suo dialetto.


Manlio Sgalambro, Piccole note in margine a Salvo Basso in Salvo Basso, Dui, 1999, p. 5

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