Mai dire gol è scuola di filosofi

Mai dire gol è scuola di filosofi

A fil di rete

La tv è una strana bestia: esalta i deboli, umilia i forti. Può succedere infatti che la stessa sera due personaggi distantissimi fra loro decidano di abbandonarsi a una comparsata in video. Laura Pausini è una giovane cantante, un idolo cortese degli adolescenti perbene; Manlio Sgalambro è un filosofo insigne di superba asprezza, uno dei pochi capace di «pensare contro se stesso». Per la sua apparizione, la Pausini sceglie Mai dire gol e ne esce tonificata, Sgalambro accompagna Franco Battiato a Seconda serata e sembra la caricatura di Luciano De Crescenzo.
Colpa del contesto, dicono quelli che la sanno lunga. Specie nel mondo dello spettacolo, sono l’insieme, la situazione ambientale, il contesto appunto, che creano le condizioni della buona riuscita. Ora, un filosofo che ha scritto un libro importante come Dell’indifferenza in materia di società dovrebbe sapere che Mai dire gol, condotto dalla Gialappa’s Band (al secolo: Giorgio “Pippo” Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto), è una delle poche trasmissioni televisive cui vale la pena dedicare il proprio tempo e la propria affezione.
Diremo di più: Mai dire gol può vantare l’apporto di tre rilucenti personalità che nei loro contributi settimanali hanno ormai raggiunto la dimensione metafisica e ci riferiamo a Felice Caccamo, fiore cresciuto nel ceppo dell’idealismo napoletano, a Frengo e Stop, di Foggia ma dal pensiero di foggia disusata, e a Nico, primo filosofo barbaricino.
Lunedì sera, Caccamo ha d’improvviso abbandonato i calmi lidi del Golfo di Napoli e si è avventurato nel mare procelloso delle speculazioni e delle opinioni (chiedendo, tra l’altro, di essere criptato con il satellite). Frengo, coadiuvato dalla Pausini, ha intonato con virile distacco il canto d’addio alle teorie zoniste di Zeman; Nico, inebriandosi nelle elencazioni, ha infine dimostrato che la Sardegna è “nient’altro che l’essenza umana”, una melassa dei sentimenti e delle cattive qualità della specie.
Ma le emozioni intellettuali non finiscono qui. Peo Pericoli e Gianduia Vettorello compiono una meritoria opera di disincanto (svelano l’artificiosità del mondo della comunicazione), i bulgari Aldo, Giovanni e Giacomo indicano la via del riscatto sociale (erano partiti malino, si sono rinfrancati), ma soprattutto il giardiniere di Arcore, Pier Piero, indica l’unica strada percorribile per un’esegesi berlusconiana.
Avremmo voluto vedere il filosofo Manlio Sgalambro ballare il raschio con Lui’s, Gennaro e Simona. Invece era dalla Casella, Pier Sgalambro.


Aldo Grasso, Mai dire gol è scuola di filosofi in “Corriere della Sera”, 19 aprile 1995

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