Sgalambro. Antisofo dell’Ego

«Considero uomo, nell’accezione più confocente all’idea che ne ho, l’uomo emancipato dalla società e dagli altri». Così parlo Manlio Sgalambro in Dell’indifferenza in materia di società (Adelphi, 1994. pp. 90, L. 11.000). La citazione riassume «in nuce» la dottrina sociale dell’autore, che in tal senso ci appare più un «antisofo» che un filosofo. La sua demolizione sferzante della «socialità» come idolo non è priva di charme provocatorio. E tuttavia II bigottismo comunitario non è una buona ragione per esaltare I’individuo «monadico», certo di sé solo come «differenza», l’«alterità», è pur sempre un nesso esclusivo-inclusivo. Per cui proprio il contrapporsi all’«altro» stabilisce una trama biunivoca di relazioni reciproche. Il «soggetto» è iI rimbalzo individualizzato di tali relazioni sul sé. Allrimenti il singolo non potrebbe mai dlre: io sono!


Bruno Gravagnuolo, Sgalambro. Antisofo dell’Ego in “l’Unità”, 4 marzo 1995

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